Da allora siamo migliorati o peggiorati?
L'auto è l'oggetto di consumo che permea culturalmente tutti gli strati sociali di Tbm al pari dell'intera città, e ne disegna poi l'urbanistica in un tacito patto tra i cittadini e la pubblica amministrazione.
La cultura car free di città più vivibili, più belle, più resilienti e più sicure è lontanissima sia dai giovani che dagli strati sociali più o meno benestanti. L'amministrazione pubblica poi ha fatto la sua parte concedendo l'autorizzazione a dei veri e propri scempi urbanistici sottraendo ettari di verde per sostituirli con distributori di carburanti fossili che servono ad alimentare quella insostenibile mobilità basata sull'auto che al contrario andrebbe ridotta. Così il quartiere è diventato anche la discarica del modello capitalista basato sull'auto.
La frase estratta da un video (Quartieri criminali) detta proprio dal conduttore: "ho notato che uno dei primi problemi per questi ragazzi è che pe' spostasse da qua ti serve la macchina, senza macchina dove vai? Come fai a spostatte?" che si può riassumere in "ma 'ndo vai se l'auto non ce l'hai?", oppure le evoluzioni motoristiche e sgommanti sulle strade di Tbm, o ancora quella mamma che per accompagnare la figlia alla ludoteca, o al parco giochi, deve farlo in auto, ci fanno capire quanto siamo lontani da periferie vivibili e da modelli mentali liberati dall'automobile.
Da notare che il conduttore succitato stava chiedendo al ragazzo come faceva a spostarsi senza auto mentre passeggiavano per via dell'Archeologia percorsa da ben tre linee bus (20 express, 058 e 059) tutte colleganti alla metro C con varie fermate comuni lungo la via.
Qui la cultura si interseca con i drammi sociali. La pars construens, l'idea e il valore del bene comune, di città demotorizzate e più vivibili, insomma della bellezza, non prevale e si scontra senza speranza con la pars destruens, l'atteggiamento distruttivo rappresentato al meglio dalla droga, con il suo corollario di degrado sociale e culturale il quale va ad aggiungersi agli scempi urbanistici perpetrati dalla parte pubblica. Quando non si riesce a canalizzare le energie su percorsi positivi e costruttivi, e qui c'è una grande responsabilità dello Stato e della pubblica amministrazione, il senso civico insieme al valore sociale del bene comune, si perde. Cosa andiamo a raccontare a quei ragazzi che scorrazzano impunemente con i loro nauseabondi e rumorosi motorini sulle aree e percorsi pedonali?
Quando alcuni di questi ragazzi privi dell'auto ce li troviamo sui mezzi pubblici il loro sfogo è quello di appoggiare piedi e scarpe sui sedili contrapposti, tu società non fai nulla per me e allora io mi prendo le mie libertà, non posso permettermi l'auto e allora ti calpesto il mezzo pubblico.
Il valore sociale ed ambientale di non possedere l'auto che si sta affermando nelle città europee transalpine con interi quartieri concepiti senza il possesso e l'uso dell'auto, neanche li sfiora, ma non potrebbe essere diversamente perché gli esempi sociali che hanno intorno sono al pari basati sulla comune droga rappresentata dall'auto, illuminante al proposito il libro "Contro l'automobile" di Andrea Coccia.
Statistiche sulle quali riflettere













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