La Relazione Pericolosa: Distributori di Carburanti e Salute Infantile
Concedetemi una premessa: l'orrore di Gaza è ancora sotto i nostri occhi, così come le tante guerre che stanno insanguinando il mondo. Parlare di argomenti attinenti la Salute pubblica e la Qualità urbana sembra del tutto fuori scala rispetto alle atrocità sulle prime pagine dei giornali e nelle anteprime dei telegiornali. È come passare dalle notizie di stragi e bombardamenti alle notizie di incidenti stradali. Eppure un comune denominatore fra tutto questo c'è: è l'operato dell'uomo, le sue deliberate scelte, così come siamo capaci di distruggere le città, siamo capaci di avvelenarle quotidianamente.
La domanda centrale:
Quanto l'urbanistica nei suoi aspetti di qualità urbana e della vita dei cittadini, soprattutto in dimenticate periferie usate come rifiuti e discariche dei modelli economici dominanti, è invece un determinante tassello del nostro futuro?
Lo studio del 2023 "Vicinanza residenziale alle stazioni di servizio e rischio di leucemia infantile"
Finalmente, uno Studio di assoluta autorevolezza fa luce su una correlazione finora troppo spesso ignorata: quella tra i rischi di leucemia pediatrica e la prossimità residenziale alle stazioni di servizio. Ci riferiamo a "Residential proximity to service stations and childhood leukemia risk" (2023), una ricerca innovativa pubblicata il 30 maggio 2023.
Questo studio, unico nel suo genere, meriterebbe ben altra attenzione da parte di ambientalisti, urbanisti e politici. Invece, sembra quasi ignorato, ma lo abbiamo "riscoperto" grazie ai potenti mezzi d'indagine e ricerca di questo sito (☺ concedetemi l'ironia, ma è una realtà che ci sconcerta).
Il lavoro dei ricercatori geolocalizza con precisione le residenze delle famiglie oggetto della ricerca, mettendole in relazione diretta con le distanze dalle stazioni di servizio e, dato cruciale, con gli erogati annui di carburante di ciascuna stazione. È una meta-analisi completa che riepiloga e integra i precedenti studi sulla nocività delle stazioni di servizio in ambiti urbani.
Nella seguente immagine una applicazione dello studio sul caso di via di Tor Bella Monaca:
Ovviamente i rischi per la Salute derivanti dalla prossimità alle Stazioni di Servizio non si limitano alla sola Leucemia Infantile, ma riguardano anche altre patologie non meno gravi, sia cancerogene che non cancerogene. Al proposito vedere nella pagina
SALUTE CANADA - Rilasci di benzene dalle stazioni di servizio: rischi per la salute umana
Lo Studio del 30 maggio 2023
Dall'Astratto:
«Le stazioni di servizio emettono benzene e altri contaminanti che sono stati associati a un aumento del rischio di leucemia infantile. Abbiamo condotto uno studio caso-controllo basato sulla popolazione in due province del Nord Italia.»
L'importanza di questo studio assume tutta la sua carica dirompente se relazionato con altre autorevoli ricerche ed evidenze:
- Salute Canada (Environmental Health Criteria): Studi che stimano i rischi e le concentrazioni di benzene alle varie distanze dalle stazioni di servizio, fornendo dati quantitativi sulla dispersione degli inquinanti. → SALUTE CANADA: APPENDICE B
- "Vent pipe emissions from gasoline stations: implications for risk assessment" (2012): Questo studio rivela sforamenti dei Livelli di Esposizione Rilevanti (REL acuto) fino a 160 metri dalle stazioni di servizio, anche in presenza di sistemi di recupero vapori (PVR), dimostrando che le tecnologie attuali non eliminano il problema.
- Indagine condotta dall'Università di Pisa nel 2006 (serie di convegni VGR): Mette in luce le criticità e le inefficienze gestionali dei sistemi PVR riferiti alla Fase I (disciplinata dalla Direttiva 94/63/CE e recepita nel Decreto 107/2000), sottolineando come la teoria non sempre corrisponda alla pratica nella riduzione delle emissioni.
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Il Report di ARPA Puglia del 2023 sul caso Taranto: Ha il
merito di mettere in evidenza i limiti normativi sulle esposizioni acute, dimostrando come singoli eventi di inquinamento, pur se di breve durata, possano risultare significativi per la
salute. Paradossalmente, queste esposizioni acute, se "diluite" nel tempo, potrebbero rientrare nella norma annua di 5 µg/m³, mascherando il rischio reale. Facciamo un esempio concreto:
ipotizziamo una zona urbana con un valore di fondo di benzene come quello rilevato dalla centralina di Roma-Fermi, pari a circa 1,7 µg/m³ di media annua. Per restare nel limite normativo di 5
µg/m³ (quindi, per rimanere nei restanti 3,3 µg/m³ di "margine" concessi per gli incrementi), questa zona potrebbe sopportare fino a circa 964
eventi di un'ora ciascuno a 30 µg/m³ nell'arco di un anno!
Tuttavia, anche questo scenario "entro norma" si traduce in una frequenza di circa 2,64 eventi di esposizione acuta al giorno a concentrazioni elevate. Tale frequenza di eventi acuti, a 30 µg/m³ (un valore che supera il REL acuto OEHHA di 27 µg/m³), è considerata intrinsecamente molto rischiosa e inaccettabile per la salute umana, come peraltro riconosciuto dall'ARPA Puglia nel caso di Tamburi. In quel contesto, la stessa ARPA Puglia ha dovuto ricorrere al limite acuto OEHHA proprio per evidenziare rischi non catturati dalla sola media annua.
Questo paradosso normativo è inaccettabile: non possiamo affidare la tutela della salute a una media che "diluisce" il pericolo di picchi di esposizione quotidiani, specialmente quando si tratta di un cancerogeno come il benzene. La salute dei cittadini non può essere una questione di "media annuale", ma deve essere garantita in ogni momento e a fronte di ogni singola esposizione rischiosa.
A tal proposito, è emblematica la conclusione tratta dall'ARPA Puglia in merito al caso Taranto: «L’obiettivo è di offrire, agli organi sanitari competenti, cui sono rimesse le valutazioni, elementi utili a formulare e/o aggiornare valutazioni di eventuali effetti sulla salute della popolazione ed anche dei lavoratori, collegati alle concentrazioni del benzene in aria ambiente, in occasione di eventi che, seppure di durata limitata e tale da non determinare superamento del limite medio annuo di cui al D. Lgs. n. 155/2010, possano risultare comunque significativi in riferimento ad eventuali effetti sanitari».
- Studi sui Cluster cumulativi di stazioni di servizio: Mostrano come la somma delle emissioni da più stazioni ravvicinate amplifichi esponenzialmente il rischio per la popolazione esposta.
Ma soprattutto,
ciò che amplifica esponenzialmente i rischi per la popolazione urbana delle nostre città è l'insostenibile record europeo, se non mondiale, nel numero e nella densità delle stazioni di servizio italiane.
L'Italia, infatti, supera in numero di distributori la somma di quelli del Regno Unito e della Francia messi insieme, presentando una densità senza eguali: Roma, ad esempio, vanta una densità di distributori pari a quattro volte quella di Dubai e superiore di circa il 37% a quella della Métropole du Grand Paris.
Questa particolarità urbanistica italiana non è casuale: è l'annidamento capillare di molti distributori direttamente nei contesti residenziali. La conseguenza diretta e ineluttabile è un aumento significativo del numero di persone esposte quotidianamente ai rischi cancerogeni e, in particolare, alla leucemia pediatrica.
Le cause di questa situazione risiedono in un evidente modello urbano del tutto asservito a una triade pericolosa: Cemento - Automotive - Fossili (CAF). A questo modello, purtroppo, i cittadini sembrano assuefatti, non riuscendo a ribellarsi e anzi, troppo spesso, divenendone persino sostenitori. A ciò si aggiunge una preoccupante disattenzione e sottovalutazione da parte di figure chiave come politici, urbanisti e ambientalisti. Sembra che sulla bilancia delle priorità, la mobilità "fossile" continui a pesare di più della qualità urbana e della vita.
Criticità urbanistiche italiane legate alle stazioni di servizio
Le tre tipologie urbanistiche delle stazioni di servizio
Rischio leucemia infantile → RR 1,7 (r = 200 m)
In riferimento ai distributori di carburanti, veri e dimostrati focolai di cancro e leucemie infantili, le criticità assumono tre tipologie come illustrato dalle immagini:
TIPO 1 - SUPER CLUSTER DI CRITICITÀ
Coppia di due grandi distributori di 48 pistole erogatrici ciascuno (6 colonnine bifrontali da 8 pistole erogatrici ciascuna) ai lati di una via di scorrimento urbana in prossimità di zone residenziali.
Il top del rischio, del degrado urbano e dei deprezzamenti immobiliari. Le emissioni di benzene di Fase I sono potenzialmente alte e frequenti.
Rischio leucemia infantile → RR 2,2 (r = 50 m)
TIPO 2 - CLUSTER CRITICITÀ DIFFUSE
Stazioni di Servizio medio-piccole distribuite in contesti residenziali urbani affacciati su vie di scorrimento.
Le emissioni di benzene e COV prodotte dalle stazioni di servizio si sommano e si aggiungono a quelle stradali. Anche in questo caso gli eventi di picco legati alla Fase I potrebbero essere frequenti e contemporanei.
TIPO 3 - CRITICITÀ NEL MIO CORTILE
Stazione di Servizio medio-piccola annidata in un contesto residenziale a pochi metri dalle abitazioni.
L'erogato annuo di benzina in L/anno non è elevato, ma elevato è il rischio di cancro, leucemia infantile e altre patologie per la sua estrema prossimità alle abitazioni.
In questo caso le possibili emissioni riferite sia alla Fase I, con i tubi di sfiato sotto le finestre e i balconi, che alla Fase II di rifornimento veicolare sono entrambe altamente rischiose.
Le criticità e i rischi per la salute riferiti alla Fase I - l'esposizione acuta!
Il complemento dei tubi di sfiato
Il "Vent" della precedente immagine
CONCLUSIONI
Immaginatevi se i cittadini italiani residenti in prossimità delle stazioni di servizio – e per la particolarità urbanistica del nostro Paese stiamo parlando di un numero enorme di persone – prendessero piena coscienza del problema e dei rischi reali che corrono per sé stessi e per i propri figli.
Molto probabilmente, il modello urbano soggiogato dalla CAFPA (Cemento - Automotive - Fossili + Pubblica Amministrazione) potrebbe vacillare e, finalmente, essere messo in seria discussione da sempre più numerosi gruppi di cittadini allarmati, supportati da organizzazioni ambientaliste e civiche attive come il CEDS.
Se almeno molti di questi cittadini cominciassero a tempestare le pubbliche amministrazioni, responsabili delle autorizzazioni e dei controlli su tali impianti, con richieste insistenti: non solo verifiche sui sistemi PVR o l'installazione di centraline mobili per il rilevamento del benzene H24, ma soprattutto con una diversa visione dei "benefici" e della reale "utilità" delle stazioni di servizio così vicine alle nostre case... allora sì, il presidio urbano del CAF potrebbe crollare.
Scusate... ho fatto un sogno!
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