VIA DI TOR BELLA MONACA (Link a Gmaps nell'immagine)
VIA DI TOR BELLA MONACA (Link a Gmaps nell'immagine)

La domanda centrale:

Quanto l'urbanistica nei suoi aspetti di qualità urbana e della vita dei cittadini, soprattutto in dimenticate periferie usate come rifiuti e discariche dei modelli economici dominanti, è invece un determinante tassello del nostro futuro?

PdZ 22

PdZ 22
PdZ 22

Estratti dalla Tav. 3A - Zonizzazione

LO SCEMPIO URBANISTICO E AMBIENTALE DI VIA TOR BELLA MONACA
LO SCEMPIO URBANISTICO E AMBIENTALE DI VIA TOR BELLA MONACA

I materiali documentativi sono nella pagina→DOCUMENTI

TERZO ESPOSTO (Versione Documentale)

 

 I Residenti e i Condomini del Condominio di via Amico Aspertini 107/201, inviano il presente esposto, all'attenzione degli Amministratori e degli Enti in indirizzo, per la grave e insostenibile situazione del contesto residenziale stratificatasi nel corso del tempo, ovvero dall'acquisto delle nostre case costate anni di sacrifici.

 

Una pessima, inaccettabile situazione ambientale, caratterizzata da alti livelli di inquinamento acustico e atmosferico, elevati rischi cancerogeni, aumenti degli effetti dell'isola di calore, deprezzamenti immobiliari.

A una via di scorrimento che già presentava evidenti criticità dovute alle emissioni di inquinanti, fra i quali il benzene (vedasi ARPA Veneto), ed elevati livelli di inquinamento acustico, si pensa bene di aggiungerne altre sostituendo aree verdi di indubbio valore ambientale e paesaggistico, con distributori di carburanti per un'area complessiva di circa 13mila m², a innegabile supporto della motorizzazione privata.

 

Una situazione urbanistica configurata in una coppia di stazioni di servizio di grandi dimensioni ai lati di una via di scorrimento ad elevati flussi di traffico veicolare in ambito urbano e in prossimità di un'area residenziale contraddistinta dai comparti R6, M5 ed M4. Una situazione tipicamente autostradale extraurbana che non trova riscontri fra le città e capitali europee. UNICUM EUROPEO di pessima progettazione urbana!

Un cluster coppia di stazioni di servizio armate di 96 pistole erogatrici puntate sulla salute e la qualità urbana. Un Cluster di Criticità Ambientali!

Situazione interamente e indubitamente dovuta a scelte urbanistiche, e correlate autorizzazioni, operate in assoluta antitesi agli orientamenti e agli impegni che Roma si assunse già dal 1994 con la l'adesione alla Carta di Aalborg sottoscrivendone gli impegni nel 2004, platealmente disattesi e contraddetti.

Orientamenti e impegni che motivati dalle sempre più pressanti esigenze ecologiche a mitigazione dei cambiamenti climatici in atto, e dal comune desiderio di vivere in città sempre più vivibili, sicure e resilienti, si traducono ormai in tutta Europa in normative e interventi urbanistici tesi ad ampliare e valorizzare gli spazi verdi e gli habitat naturali, ridurre la motorizzazione privata e gli spazi ad essa riservati a favore della sicurezza e pedonalità, sviluppare e incentivare il trasporto pubblico, ridurre il consumo di suolo, l'inquinamento atmosferico, acustico e luminoso.

Nel PdZ 22 che aveva come finalità riassuntive quelle di offrire una edilizia economica popolare dotata di ampi e fruibili spazi verdi a favore della vivibilità e qualità della vita dei residenti si è invece operato a partire dagli anni 2000 per l'esatto contrario.

La nostra segnalazione fa riferimento a precisi documenti:

  1. PdZ 22 - Tutte le varianti Vedere in Documenti
  2. Carta di Aalborg (adesione 1994, sottoscrizione degli impegni 2004)
  3. Regolamento del Verde Pubblico e Privato di Roma capitale (2021)
  4. Benzene Reference Exposure Levels (REL OEHHA - CalEPA)
  5. "Vent pipe emissions from storage tanks at gas stations: Implications for setback distances - 2019" (Department of Environmental Health Sciences, Mailman School of Public Health, Columbia University, New York, NY 10032, United States of America - Department of Environmental Health and Engineering, Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, Baltimore, MD 21205, United States of America)
  6. SALUTE CANADA - 2023 (dal sito ufficiale del governo del Canada)
  7. ARPA Veneto (benzene dalle arterie stradali - 2003)
  8. ARPA Puglia → BENZENE IN ARIA AMBIENTE NELL’AREA DI TARANTO  (Focus sul benzene in ambito urbano - 2023). Il documento pone in evidenza il vuoto normativo sulle esposizioni acute al benzene.
  9. CLUSTER di Stazioni di Servizio"Emissioni di benzene dai cluster di Stazioni di servizio: un nuovo quadro per la stima del rischio di cancro nel corso della vita" (Journal of Environmental Health Science and Engineering - 2021)
  10. Studio "Residential proximity to service stations and childhood leukemia risk" (2023): Questo fondamentale studio evidenzia un aumento del rischio di leucemia infantile per i bambini residenti a meno di 50 metri dalle stazioni di servizio. (Studio sostenuto da Modena Charity Associazione Sostegno Ematologia Oncologia Pediatrica – ASEOP e dal finanziamento FAR (Fondo di Ateneo per la Ricerca) 2022 dell’Università di Modena e Reggio Emilia.)

  11. "L'impatto delle stazioni di servizio sul valore degli immobili residenziali" (JSTOR)
  12. Piano Carburanti del Comune di Roma (2008)
  13.  D.M. 24/5/2002
  14. "Il Recupero dei Vapori di Benzina nelle Fasi di Deposito e Distribuzione dei Carburanti: Analisi di sicurezza dei terminali di carico/scarico alla luce delle innovazioni tecniche introdotte dal DM 107/2000" (Università di Pisa - 2006). Uno studio sulla sicurezza dei sistemi PVR nella Fase I e Fase II
  15. La mobilitazione dei cittadini di Sumner supportata dal CEDS
  16. EUROPEAN ENVIRONMENT AGENCY (AEA)
  17. L'Unione Petrolifera avverte (2019): "in Italia ci sono 6.000 distributori di troppo"

  18. Faib Confesercenti Liguria (2024): "troppi impianti e troppo poco redditizi, così la nostra categoria muore"
  19. Un articolo di RomaToday del 2012 ("Ottavia e i Distributori: Undici in 500 metri") sulle scelte urbanistiche che passano sopra la testa dei cittadini senza chiederne il parere.

Alla luce dei suddetti documenti non ci riteniamo affatto tutelati sotto i profili sanitari e ambientali, ma prima di procedere all'esame della situazione attuale, riteniamo opportuno reinquadrare l'intera vicenda nel suo percorso storico, evidenziandone le contraddizioni emerse nel tempo.

Nel PdZ 22 le aree oggetto della cementificazione e sostituzione con Stazioni di Servizio erano dichiaratamente previste, nella Tavola 3A, come "Verde Pubblico - Parco libero". Una libertà che ci è stata vergognosamente e immotivatamente sottratta.

Tra gli impegni della Carta di Aalborg sottoscritti da Roma nel 2004 vi erano quelli di ridurre la motorizzazione privata, salvaguardare gli habitat naturali e ampliare il verde pubblico:

«L'amministrazione locale si colloca ad un livello prossimo a quello in cui vengono percepiti i problemi ambientali e il più vicino ai cittadini, e condivide a tutti i livelli con i governi la responsabilità del benessere dei cittadini e della conservazione della natura. Le città svolgono pertanto un ruolo fondamentale nel processo di cambiamento degli stili di vita e dei modelli di produzione, di consumo e di utilizzo degli spazi.» (Carta di Aalborg)

Con l'autorizzazione ai distributori si è fatto palesemente l'esatto contrario.

 

Il Comune di Roma aveva già autorizzato il distributore Agip in adiacenza alla scuola elementare di via Aspertini. La protesta dei genitori riuscì a impedirlo dimostrando che i cittadini sono molto più responsabili e avveduti della pubblica amministrazione. Successivamente, nel 2008, esce il Piano Carburanti del Comune di Roma che impone il divieto di edificare Distributori di carburanti a meno di 100 metri dalle scuole.

Questa vicenda insegna una cosa fondamentale: i cittadini non possono riporre alcuna fiducia, ai fini della qualità urbana e della propria salute, sulle scelte urbanistiche del Comune di Roma, che spesso vengono smentite da successive leggi o regolamenti.

 

Un altro esempio è dimostrato nel Regolamento del Verde Urbano capitolino 2021: in una nota della premessa un nobilitante preciso richiamo:

"1. Il Regolamento è redatto nel rispetto degli impegni presi con la sottoscrizione della Carta di Aalborg. In occasione della IV Conferenza europea delle città sostenibili Aalborg +10 Inspiring futures tenutasi nel giugno 2004, Roma Capitale con altri 110 comuni provenienti da 46 Paesi, ha sottoscritto gli Aalborg Commitments, un documento contenente 10 impegni da realizzare per un futuro sostenibile che possa offrire a tutti i cittadini una qualità della vita soddisfacente.»

Di seguito, all'Articolo 2 comma 5, con estremo candore:

«5. Il presente Regolamento riconosce le seguenti funzioni (elencate tra i servizi ecosistemici secondo la definizione del Millennium Ecosystem Assessment) svolte dal verde urbano: - ambientale - climatica - ecologica - paesaggistica - estetica - educativa - culturale - decorativa - di sicurezza del territorio - economica - igienica - psicologica - terapeutica - ricreativa - storica.»

Lo stesso regolamento riconosce le aree verdi, del tipo di quelle sottratte dai distributori di carburanti fossili, come aree verdi funzionali. Adesso finalmente abbiamo compreso a cosa fossero funzionali!

A corollario il DM 24/5/2002, in questo caso antecedente alle opere in oggetto, all'articolo 4 comma 1. fa espresso divieto all'installazione di distributori di metano "nelle aree, ovunque ubicate, destinate a verde pubblico" salvo le eccezioni di cui ai successivi commi 2. e 3. Siamo in regola?

Un articolo di RomaToday del 2012 "Ottavia e i Distributori: Undici in 500 metri" evidenziava un duplice problema: la proliferazione dei distributori di carburanti, soprattutto raggruppati, e il mancato coinvolgimento dei cittadini su tali opere:

«Il paradosso è che quando si concedono questi permessi di costruire nessun cittadino viene informato, nessun comitato di quartiere o associazione di cittadini ha l'opportunità di esprimere la propria valutazione e parere sull'opera». Anche in questo caso un altro degli impegni disattesi della Carta di Aalborg, la quale invitava le amministrazioni delle città a coinvolgere i cittadini sulle varie opere pubbliche aventi impatti sull'ambiente, la qualità urbana e la salute pubblica.

 

UN CLUSTER DI CRITICITÁ AMBIENTALI

 

Adesso esaminiamo le criticità di questo Unicum urbanistico di livello europeo armato di 96 pistole erogatrici alla luce di autorevoli studi e documenti, sia italiani che stranieri, condotti e redatti da prestigiose università o istituti scientifici. Tra questi, anche interessanti studi, rilevazioni e report condotti dall'ARPA del Veneto e della Puglia.

L'ARPA Veneto in uno studio del 2003 rilevava concentrazioni di benzene fino a 7-8 µg/m³ in prossimità di Viale della Repubblica di Treviso, e comunque valori da 4 a 6 µg/m³ si sono evidenziati fino a circa 250 m dal Viale. Non dissimilmente, se non anzi più rilevanti, potrebbero essere i livelli di benzene emessi dalla via di Tor Bella Monaca interessata da flussi di traffico sicuramente superiori a quelli di Viale della Repubblica e di via Veneto di Treviso. Tenendo conto, dal 2003 ad oggi, di una probabile riduzione dell'80% nelle emissioni veicolari di benzene, ci avviciniamo (8 - 80% = 1,6) ai livelli registrati dalle centraline di Roma "Fermi" (1,7) e "Francia" (1,4), quelle che registrano i livelli più alti. Queste centraline sono infatti le uniche poste su vie di scorrimento a intenso traffico. Del tutto lecito quindi supporre per via di Tor Bella Monaca livelli di concentrazione del benzene non inferiori a 1,7 µg/m³ ai quali aggiungere le emissioni derivanti dalle due stazioni di servizio.

ARPA VENETO
ARPA VENETO

Alla luce degli autorevoli studi citati ai punti 5, 6, 9 e soprattutto tenendo conto della Conferenza (2006) sulla "Valutazione e Gestione del Rischio negli Insediamenti Civili e Industriali" dell'Università di Pisa, che prende in considerazione la scarsa affidabilità dei sistemi di sicurezza (PVR) per il recupero dei vapori di benzina, sono le emissioni legate alla Fase 1 quelle che più ci preoccupano per la nostra salute e i potenziali rischi cancerogeni.

Le emissioni legate alla Fase I, riferite allo scarico della benzina dalle autocisterne ai serbatori di stoccaggio, sono infatti quelle potenzialmente più rischiose per la salute della popolazione residente all'intorno delle stazioni di servizio potendo superare facilmente e con frequenze inaccettabili il REL acuto OEHAA di 27 µg/m³ riconosciuto come alto rischio cancerogeno. Lo studio "Vent pipe emissions..." rileva tale superamento fino a distanze di 160 metri, ma, in assenza di sistemi di sicurezza PVR, il superamento del limite arriva fino a oltre 200 metri, come dimostrato dall'Agenzia governativa Ambientale "Salute Canada".

Chi ci assicura, in una situazione di cluster distributivo con 48 pistole erogatrici di benzina, che i sistemi PVR preposti alla sicurezza siano perfettamente funzionanti ed efficaci? A chi sono affidati i controlli? Lo studio del 2006 dell'Università di Pisa non ci tranquillizza affatto sugli alti potenziali rischi per la nostra salute che le scelte del Comune di Roma hanno determinato sulla popolazione residente all'intorno della coppia dei distributori.

 

Il focus sul benzene in ambito urbano dell'ARPA Puglia pone in luce ed evidenzia una criticità sui controlli delle esposizioni acute al benzene per la popolazione urbana, ovvero una grave lacuna della normativa europea e conseguentemente italiana: 

«Il rispetto del valore limite annuale di 5 μg/m3 fissato dal DLgs 155/2010 non garantisce l’assenza di rischi per la salute umana».

Gli unici riferimenti sui livelli limite per le esposizioni brevi, ma ad elevate concentrazioni del benzene, sono offerti dall'OEHHA della California, e a questi riferimenti si rifanno sia l'agenzia governativa Health Canada, che l'ARPA Puglia.

Il superamento del REL acuto di 27 µg/m² rilevato 155 volte nel corso del 2023 a Taranto dalla centralina di via "Tamburi-via Orsini" e 47 volte dalla centralina "Tamburi-via Machiavelli"  potrebbero essere del tutto sovrapponibili al caso di via Amico Aspertini. 

Nel caso del comparto M5  a distanze di 120 metri dalle colonnine dell'ENI e a 140 da quelle del IP si potrebbero raggiungere, in assenza di efficaci sistemi PVR (di Fase II) attivi, livelli cronici di 1,7+0,6+0,42 = 2,72 µg/m³. Nel caso invece del comparto R6, con 3,21 µg/m³ siamo già sopra il limite di riferimento cronico dell'OEHHA. A questi occorre però aggiungere i potenziali livelli raggiungibili con lo scarico dalle autocisterne (Fase I) e in questi casi i livelli di riferimento per le esposizioni acute sono ampiamente superati, ancora peggio se tali eventi si verificassero contemporaneamente in entrambe le stazioni di servizio.

Per essere estremamente chiari, in base alla modellazione Screen3 delle concentrazioni di benzene riportate nell'Appendice B di Salute Canada, si potrebbero raggiungere nel comparto R6 livelli acuti di 221,9 µg/m³, in assenza di sistemi PVR, con eventi di Fase I in entrambe le stazioni di servizio.

Ricordiamo che il limite OEHHA è in questo caso di 27 µg/m³.

Questa realtà numerica ci porta a riflettere su una grave lacuna delle attuali normative. Il limite di legge per il benzene, fissato a 5 µg/m³ come media annua, pur essendo un riferimento per l'esposizione cronica, rischia di mascherare situazioni di esposizione acuta estremamente pericolose.

Facciamo un esempio concreto, partendo da un valore di fondo di benzene come quello rilevato dalla centralina di Roma-Fermi, pari a circa 1,7 µg/m³ di media annua. Per non superare il limite normativo di 5 µg/m³ (quindi, per rimanere nei restanti 3,3 µg/m³ di "margine" concessi per gli incrementi), la nostra zona non potrebbe sopportare più di circa 964 eventi di un'ora ciascuno a 30 µg/m³ nell'arco di un anno.

Tuttavia, anche questo scenario "entro norma" si traduce in una frequenza di circa 2,64 eventi di esposizione acuta al giorno a concentrazioni elevate. Tale frequenza di eventi acuti, a 30 µg/m³ (un valore che supera il REL acuto OEHHA di 27 µg/m³), è considerata intrinsecamente molto rischiosa e inaccettabile per la salute umana, come peraltro riconosciuto dall'ARPA Puglia nel caso di Tamburi. In quel contesto, la stessa ARPA Puglia ha dovuto ricorrere al limite acuto OEHHA proprio per evidenziare rischi non catturati dalla sola media annua.

Questo paradosso normativo è inaccettabile: non possiamo affidare la tutela della salute a una media che "diluisce" il pericolo di picchi di esposizione quotidiani, specialmente quando si tratta di un cancerogeno come il benzene. La salute dei cittadini non può essere una questione di "media annuale", ma deve essere garantita in ogni momento e a fronte di ogni singola esposizione rischiosa.

SALUTE CANADA ► Misure di Mitigazione
SALUTE CANADA ► Misure di Mitigazione

Le conclusioni alle quali pervengono il CEDS e i vari autorevoli studi sopracitati, non possono permetterci, soprattutto in una situazione da UNICUM EUROPEO, di restare indifferenti. È la nostra stessa dignità di cittadini ad essere messa in discussione.

 

►CEDS:

 «La sfortunata conclusione di questi studi è che non possiamo fare affidamento sui controlli richiesti per le nuove stazioni di servizio e le auto più nuove per risolvere la minaccia alla salute e alla sicurezza di coloro che vivono, studiano o lavorano nelle vicinanze. A questo punto, il distanziamento fisico di 500 piedi (152,4 m) o più è l'unica misura che sembra risolvere l'impatto sulla salute pubblica e sulla sicurezza

 

►Columbia University, New York -  Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, Baltimore:

 «I nostri dati, tuttavia, supportano l'ipotesi che le distanze di arretramento dovrebbero essere una funzione continua del volume di vendite V(vendite) e includere anche il tipo di controlli installati presso l'impianto. Le distanze di arretramento dovrebbero anche tenere conto di esiti sanitari diversi dal cancro. Il REL acuto dell'OEHHA per il benzene potrebbe essere utilizzato per definire le distanze di arretramento, in quanto tiene conto degli effetti avversi sulla salute non cancerogeni del benzene e dei suoi metaboliti (Budroe, 2014).»

«Le politiche dovrebbero affrontare il problema del rilascio accidentale di vapori di carburante che, a seconda della tecnologia di prevenzione dell'inquinamento (in questo caso, recupero dei vapori di Fase I) e del suo corretto funzionamento, può verificarsi frequentemente (due volte presso GS-MW in circa tre settimane).»

 

ARPA Puglia → Report Benzene Taranto 2023

«L’obiettivo è di offrire, agli organi sanitari competenti, cui sono rimesse le valutazioni, elementi utili a formulare e/o aggiornare valutazioni di eventuali effetti sulla salute della popolazione ed anche dei lavoratori, collegati alle concentrazioni del benzene in aria ambiente, in occasione di eventi che, seppure di durata limitata e tale da non determinare superamento del limite medio annuo di cui al D. Lgs. n. 155/2010, possano risultare comunque significativi in riferimento ad eventuali effetti sanitari.»

 

►SALUTE CANADA:

«L'esposizione inalatoria a breve termine alle emissioni di benzene derivanti dallo scarico di benzina da parte di autocisterne determina MOE per gli effetti di emotossicità sullo sviluppo nelle donne in gravidanza a 10 m dalla recinzione della stazione di servizio ben al di sotto di 300, e questi MOE sono considerati inadeguati per la protezione della salute umana. A distanze fino a 210-240 m dalla recinzione, le concentrazioni di esposizione sono ancora superiori ai limiti AREL dell'EPA della California per l'inalazione di benzene a breve termine (OEHHA 2014). Esiste il rischio che questi superamenti a breve termine (orari) si verifichino più di 300 volte all'anno per una stazione ad alto flusso, il che può comportare esposizioni periodiche elevate quasi quotidianamente. Per entrambi i tipi di rilasci, si conclude che l'esposizione per inalazione al benzene attribuibile alle emissioni delle stazioni di servizio può rappresentare un rischio inaccettabile per la salute umana della popolazione generale che vive nelle vicinanze.»

 

►Journal of Environmental Health Science and Engineering:

 «Il rischio di cancro in funzione della distanza dalla/e stazione/i di servizio e come funzione continua del volume totale delle vendite può essere stimato tramite un'equazione da noi sviluppata. Abbiamo scoperto che i cluster di stazioni di servizio presentano un rischio di cancro maggiore rispetto a una singola stazione a causa delle emissioni cumulative delle singole stazioni. Ad esempio, il rischio di cancro a 40 m per quattro stazioni di servizio con una capacità di erogazione di 1 milione di galloni all'anno ciascuna è pari a 9,84 × 10⁻⁹, rispetto a 2,45 × 10⁻⁹ per una singola stazione di servizio.»

►Residential proximity to service stations and childhood leukemia risk" (2023):

 

«Rispetto ai bambini che vivevano ≥1000 m da una stazione di servizio, il RR era 2,2 (IC 95% 0,5-9,4) per i bambini che vivevano a <50 m dalla stazione di servizio più vicina.

 

«Nel complesso, la residenza in prossimità di una stazione di servizio, in particolare di una con un'attività di rifornimento più intensa, è stata associata a un aumento del rischio di leucemia infantile.»

 

«Un ulteriore studio caso-controllo [ 45 ] ha rivelato una relazione esposizione-risposta tra la densità delle stazioni di servizio (per chilometro quadrato), come indicatore dell’inquinamento atmosferico correlato al traffico, e il rischio di leucemia nei bambini piccoli.»

 ►EUROPEAN ENVIRONMENT AGENCY (AEA) :

 

«La qualità della nostra vita dipende da un sistema di trasporti efficiente e accessibile. Allo stesso tempo i trasporti rappresentano una delle principali fonti di pressioni ambientali nell’Unione europea (UE) contribuendo ai cambiamenti climatici, all’inquinamento atmosferico e al rumore. Le infrastrutture di trasporto occupano grandi fasce di suolo e contribuiscono all’espansione urbana, alla frammentazione degli habitat e all’impermeabilizzazione del suolo.»

Le nostre richieste

Pertanto, alla pubblica amministrazione del Comune di Roma, resasi responsabile di questo scempio ambientale che non trova alcuna giustificazione su pretese necessità strategiche a servizio dei cittadini, chiediamo finalmente di chiarirci le ragioni e le motivazioni che hanno portato a questo risultato di indubbio valore urbanistico.

Alle nostre valutazioni le autorizzazioni a queste due grandi stazioni di servizio sono state funzionali a interessi di parte, quali il ,Cemento, l'Automotive e il Fossile, non certo alla qualità urbana, alla qualità della vita dei cittadini e alla mobilità sostenibile, tutte finalità comprese nella Carta (straccia) di Aalborg alla quale il Comune di Roma, nel Regolamento del Verde Pubblico, afferma ipocritamente di ispirarsi. Al contrario tali opere hanno per noi un solo obiettivo: quello di consolidare i primati europei di Roma sul tasso di motorizzazione e sulla densità dei distributori di carburanti, quattro volte quella dell'area metropolitana di Dubai, e superiore di circa il 37% a quella della Métropole du Grand Paris. I livelli romani di alta incidentalità stradale, sopra le media europea, fanno da degno contorno.

17 ottobre 2019
17 ottobre 2019

In attesa di soluzioni efficaci in linea con la migliore urbanistica e in considerazione dell'unicità del caso di via Tor Bella Monaca nel panorama urbano europeo, chiediamo urgentemente la rilevazione e il monitoraggio continuo dei livelli di COV, e in particolare del benzene, a mezzo di centraline mobili. Tali rilevamenti dovranno comprendere anche gli eventi delle Fasi I nelle stazioni di servizio.

Chiediamo anche i necessari dati che informano la nostra reale situazione ambientale, pertanto in riepilogo:

  • Posizionamento dei tubi di sfiato.
  • Volumi di carburanti erogati in L/anno per entrambe le stazioni di servizio.
  • Frequenza media dello scarico delle autocisterne di benzina nei serbatoi di stoccaggio, e numero e capienza degli stessi.
  • Controlli periodici—o su richiesta dei cittadini—sulla qualità dell'aria, con monitoraggio continuo H24 delle concentrazioni di benzene in prossimità delle Stazioni di Servizio mediante centraline mobili.
  • Richiediamo infine l'implementazione di rigorosi controlli periodici sui sistemi di recupero dei vapori di benzina (PVR) delle stazioni di servizio. I report di questi controlli devono essere resi pubblici e facilmente accessibili ai cittadini tramite il sito istituzionale del Comune di Roma.

Alla luce di quanto rilevato e in considerazione dell'intero percorso urbanistico approdato a questi risultati, le nostre richieste non possono che ribadire l'urgenza di un rispristino almeno parziale della situazione preesistente, con il recupero di salutari aree verdi e la dismissione dei distributori fossili, al più riconvertiti in colonnine di ricarica per la mobilità elettrica. Il distributore Eni Station, il più prossimo alle aree residenziali individuate nei comparti R6 e M5, deve essere dismesso e l'ENI dovrebbe farsi carico, nella sua spesso sbandierata vocazione green, del ripristino a verde. Tra "i seimila distributori di troppo" dichiarati dall'Unione Petrolifera, anche un solo distributore sarebbe stato comunque di troppo in via di Tor Bella Monaca, dove attualmente se ne contano tre, e pertanto due stazioni di servizio accoppiate sono oltremodo insostenibili e "inaccettabili per la salute umana", oltre che per la qualità urbana. Chi si farebbe altrimenti carico dei deprezzamenti immobiliari indotti dalla presenza dei due distributori? Il Comune che ne ha concesso le autorizzazioni?

I distributori di Metano e Gpl ci hanno frequentemente procurato diversi problemi: rumori dai compressori, in particolare quello del metano posto in vicinanza del comparto M5 (Condominio di via Aspertini 107-201) e anche odori di gas dovuti a frequenti perdite.

Lo scarico del Gpl dalle autocisterne continua a darci seri problemi di inquinamento acustico particolarmente intenso e fastidioso. In tutta franchezza preferivamo di gran lunga il volo delle farfalle sul verde prato a queste nefandezze sul cemento.

 

A corollario aggiungiamo una nota: il rilevamento fonometrico dell'ARPA sui livelli di rumore prodotti dall'attivazione frequente del compressore di metano si basava sullo scarto di tre decibel dal rumore di fondo stradale. Ma come ritenere legittimo un rumore di fondo stradale prodotto da velocità irregolari e incontrollate del traffico veicolare?

Su via di Tor Bella Monaca, una via di scorrimento urbana quasi interamente in prossimità di aree residenziali, l'inosservato limite di velocità è di 50 km/h. Tra 50 e 80 km/h il rumore veicolare aumenta di oltre sette decibel. L'ennesima presa in giro.

CHIEDIAMO pertanto:

Al Comune di Roma nella persona del Sindaco e degli Assessori competenti, unitamente agli Amministratori del VI Municipio, di intervenire:

  • Per una riconsiderazione di via Tor Bella Monaca alla luce di una più evoluta urbanistica e progettazione delle strade urbane che trova riferimento ed espressione nel "Context sensitive solutions", un punto di approdo della moderna urbanistica occidentale della quale culturalmente dovremmo farne parte. In tal senso al posto dei distributori dovrebbero esservi sentieri pedonali comunicanti con attraversamento semaforico al fine di calmierare la velocità veicolare, ridurre sensibilmente l'inquinamento acustico e permettere infine la fruizione pedonale delle due aree verdi, ai lati di un viale restituito al quartiere. Un viale in funzione del quartiere e non viceversa. In sostanza chiediamo al Comune di Roma di non escludere Tor Bella Monaca dalle più avanzate progettualità urbanistiche, viarie e stradali delle altre capitali e città europee più attente al benessere e alla sicurezza dei propri cittadini nel contesto della qualità urbana. Roma, citta aperta, deve sapersi apertamente confrontare con tali avanzate progettualità.
  • Per l'installazione degli autovelox su entrambi i sensi di via Tor Bella Monaca costituente la maggiore fonte di inquinamento acustico e di rilevante inquinamento atmosferico. Contestualmente chiediamo di far rispettare i limiti vigenti di 50 km/h la cui estesa inosservanza è la primaria causa degli intollerabili livelli di inquinamento acustico cronico.
  • Per l'installazione di barriere fonoassorbenti sul tratto a 60 metri dalle nostre abitazioni situate nella fascia di pertinenza acustica della suddetta strada.
  • Presso l'ENI, per quanto concerne il problema del mega distributore più prossimo alle abitazioni al fine di trovare una civile soluzione dei nostri problemi all'altezza delle sensibilità, responsabilità, valori e nuove visioni urbanistiche, che caratterizzano i nostri tempi e che disegneranno il nostro futuro. L'ENI oltretutto ne otterrebbe un ritorno d’immagine e forse non solo l'ENI. La nostra più immediata proposta è di dislocare altrove e distanti dall'edificio condominiale i serbatoi e i compressori del metano e del GPL e lasciare quell'area libera da attività rumorose e inquinanti, al più per ricariche elettriche, possibilmente rinverdita a prato armato al fine di assorbire e rilasciare minori quantità di calore a parziale compensazione ambientale. Permettendo infine ai residenti la possibilità e il diritto soprattutto d'estate di tenere le finestre e i balconi aperti.
  • Per la chiusura degli impianti di erogazione di benzina (ENI + IP) incompatibili con la salute e la qualità urbana nei numeri insostenibili di 48 pistole erogatrici, equivalenti a situazioni tipicamente autostradali extra-urbane, e causa di deprezzamenti immobiliari con scadimento della qualità urbana.
  • Per l'attivazione, in attesa delle auspicate soluzioni, ma con l'estrema urgenza motivata dalla indiscutibile situazione di Unicum europeo di mala urbanistica, un monitoraggio continuo H24 della qualità dell'aria, benzene compreso. Questa immediata soluzione, con una visibile forma di attenzione per la salute pubblica, permetterebbe anche una parziale riduzione dei deprezzamenti immobiliari.
  • Presso L’Assessorato e Dipartimento competente alla manutenzione delle aree verdi per sollecitare un urgente e risolutivo intervento di manutenzione, pulizia e messa in sicurezza della restante area verde, da anni abbandonata a un degrado insopportabile, ma resa anche non fruibile a motivo di rischi per la salute indotti dal distributore ENI Station.

Cari Amministratori, la domanda alla quale  vi sottraete senza degnarci di risposta da più d'una decina d'anni, ovvero dal primo esposto del 2012, poi a seguire quello del 2017 che sebbene corredato da 114 firme trovò nel mancato protocollo l'alibi perfetto per non risponderci, è sempre la stessa:

In nome di quale urbanistica e a favore e negli interessi di chi o cosa avete concesso l'autorizzazione a sottrarre, asfaltare e impermeabilizzare circa 12mila metri quadri di verde resiliente che in tutta evidenza risultano ora funzionali alla motorizzazione privata, all'aumento delle temperature, nonché ai negativi primati romani di invivibilità, incidentalità, traffico e inquinamento, nonché spropositata densità di stazioni di servizio?

Ricordiamo che le aree verdi vergognosamente e immotivatamente sottratte costituivano le condizioni paesaggistiche di acquisto nel 1984, quando ci sobbarcammo i sacrifici dei mutui per l'acquisto della prima casa.

Considerata la più che decennale latitanza a fornirci una risposta, riformuliamo la domanda nel caso non fosse stata ancora ben compresa:

Come si concilia e come si giustifica l'attuale situazione da Unicum Europeo frutto dell'autorizzazione all'edificazione dei distributori ENI (ex Agip) e IP (ex Total) su aree verdi "funzionali" aventi le più evidenti funzioni di filtro ambientale, resilienza e valore paesaggistico con:

  • L'adesione nel 1994 alla Carta (straccia) di Aalborg che sanciva tra i suoi principi fondanti la vivibilità delle città, la salute e la qualità urbana, il contrasto ai cambiamenti climatici, la tutela e la valorizzazione delle aree verdi, la disincentivazione alla motorizzazione privata.
  • Il PdZ 22 che nella planimetria della Tavola 3A prevedeva il Verde Pubblico a Parco Libero nelle aree verdi attualmente cementate dalle stazioni di servizio fossile.
  • Le norme del Decreto Ministero dell'Interno del 24/5/2002 che fa esplicito divieto all'installazione di distributori di gas naturale «nelle aree, ovunque ubicate, destinate a verde pubblico.» (salvo deroghe di cui ai punti 2. e 3.)
  • Il Regolamento del Verde Capitolino che celebra come irrinunciabili e insostituibili le aree verdi urbane richiamandosi alla Carta di Aalborg.
  • La più alta densità di stazioni di servizio tra le capitali e città europee, in perfetta sintonia con la nostra nazione che annovera un numero di distributori superiore alla somma del Regno Unito e della Francia.
  • I gravi rischi per la Salute documentati dagli autorevoli studi e report citati.
  • La partecipazione di Roma al programma promosso dalla Commissione Europea per "100 città intelligenti e a impatto climatico zero entro il 2030"

La prima risposta la dovete dare ai cittadini più colpiti da tali scelte, ovvero a coloro che a fronte di sacrifici acquistarono la prima casa su via Aspertini 107- 201.

Quale la differenza?

Dove non arriva il Comune di Roma ci arriva l'Intelligenza Artificiale

La domanda rivolta all'AI Gemini di Google (senza citare Metano e Gpl anch'essi presenti):

«Due grandi distributori di carburanti, per un totale di 96 pistole erogatrici, accoppiati ai lati di una via di scorrimento urbana, in sostituzione di aree verdi, sono compatibili con la salute pubblica e la qualità urbana in prossimità di una zona residenziale?»

La risposta di Gemini

 

«La costruzione di due grandi distributori di carburante, per un totale di 96 pistole erogatrici, ai lati di una via di scorrimento urbana e in sostituzione di aree verdi, in prossimità di una zona residenziale, è fortemente problematica e quasi certamente incompatibile con la salute pubblica e la qualità urbana.

L'aggravante della sostituzione di aree verdi rende la situazione ancora più critica per diversi motivi:

Impatto sulla salute pubblica

  • Aumento esponenziale dell'inquinamento atmosferico:  Le aree verdi, come parchi o alberature, fungono da filtro naturale per l'aria, assorbendo anidride carbonica (CO2) e inquinanti, e rilasciando ossigeno. La loro eliminazione per far posto a distributori di carburante significa:
    • Perdita del "polmone verde":  Viene meno la capacità di mitigare l'inquinamento generato dal traffico e dalle attività di rifornimento.
    • Concentrazione di inquinanti:  Le emissioni (COV, benzene, PM2.5, NOx, ecc.) prodotte da un volume così elevato di erogazioni e dal traffico indotto si disperderanno direttamente nell'ambiente circostante, senza l'effetto tampone della vegetazione. Questo aumenta significativamente l'esposizione dei residenti, con maggiori rischi di problemi respiratori, cardiovascolari e oncologici.
  • Maggiore impatto del rumore:  Le aree verdi assorbono parzialmente il rumore. La loro rimozione amplificherà l'inquinamento acustico proveniente dai distributori (traffico, pompe, auto in coda, lavaggi auto, ecc.), rendendo l'ambiente residenziale molto più rumoroso e compromettendo la qualità del sonno e il benessere psicofisico dei residenti.
  • Effetto isola di calore urbana:  Le aree verdi contribuiscono a regolare la temperatura, fornendo ombra e rilasciando umidità. La loro sostituzione con superfici dure e impermeabili (asfalto, cemento) aumenterà l'effetto isola di calore, peggiorando il comfort termico in estate e richiedendo maggiore consumo energetico per la climatizzazione delle abitazioni.

Impatto sulla qualità urbana

  • Degrado estetico e perdita di amenità:  Le aree verdi sono elementi fondamentali per l'estetica e la vivibilità di un quartiere. La loro eliminazione per fare spazio a strutture industriali come distributori di carburante trasforma radicalmente il paesaggio urbano, creando un ambiente meno piacevole, meno "verde" e più orientato all'attività commerciale e al traffico, con un forte impatto negativo sulla qualità della vita dei residenti.
  • Perdita di spazi ricreativi e sociali:  Le aree verdi spesso fungono da luoghi di ritrovo, gioco per bambini, passeggiate e interazione sociale. La loro sostituzione priva la comunità di spazi preziosi per il benessere e la coesione sociale.
  • Diminuzione del valore immobiliare:  La combinazione di inquinamento, rumore, aumento del traffico e perdita di spazi verdi renderà la zona meno attrattiva, con una conseguente diminuzione del valore degli immobili residenziali.
  • Compromissione della biodiversità:  Anche piccole aree verdi urbane ospitano flora e fauna locali. La loro distruzione comporta una perdita di biodiversità e la rottura di micro-ecosistemi.

Considerazioni normative e autorizzative

Un progetto di tale portata, che prevede la sostituzione di aree verdi con distributori di carburante di grandi dimensioni, dovrebbe essere sottoposto a una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) estremamente rigorosa. In Italia, le normative urbanistiche e ambientali (come il D.Lgs. 152/2006 "Codice dell'Ambiente") prevedono stringenti criteri per l'ubicazione e l'autorizzazione di tali impianti, specialmente in prossimità di zone sensibili come le residenze. Le distanze minime da abitazioni e la compatibilità con i piani urbanistici comunali (Piano Regolatore Generale - PRG) sarebbero un ostacolo significativo.

 

In conclusione, la proposta di realizzare due maxi-distributori di carburanti al posto di aree verdi, in prossimità di una zona residenziale, rappresenta una scelta urbanistica e ambientale altamente sfavorevole e dannosa. Contrasterebbe con i principi di sostenibilità, qualità della vita e tutela della salute pubblica, e sarebbe molto difficile ottenere le necessarie autorizzazioni in un contesto normativo molto attento a questi aspetti»

 

Questa la risposta dell'Intelligenza Artificiale, aspettiamo in fiduciosa attesa quella del Comune di Roma sul caso reale e concreto di via Tor Bella Monaca.

La qualità ambientale residenziale, la sicurezza, la vivibilità, le aree verdi e i servizi pubblici sono per noi al primo posto delle priorità urbanistiche. Ci auguriamo che con i fatti, e non solo con le parole, lo siano anche per i nostri Amministratori.


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Le ricevute RR dell'esposto del 2017
Esposto ricevute raccomandate 27.07.2019
Documento Adobe Acrobat 3.4 MB


Numeri e dati sui quali fare qualche riflessione:

PdZ 22→Tor Bella Monaca
ATTI PUBBLICI m² VERDE PUBBLICO
 Delibera C.C. n° 1261 del 22/4/82 500 037 
Assessorato Urbanistica →PdZ 22 (febbraio 2011) 338 793
PAESI

Tasso di motorizzazione per

mille abitanti

(2020)

Densità Distributori carburanti su 100 km²

Posizione nel mondo per Qualità della Vita (2022)

Indice del Potere di Acquisto (2022)

Indice Inquina-mento

(2022)

ITALIA

668 

(primi in Europa)

7,068 36 61,74 54,14
SVIZZERA 541 8,05* 1 118,44 19,59
REGNO UNITO 500 3,542 22 88,78 40,20
FRANCIA 490 1,79 26 85,41 42,44
GERMANIA 557 4,05 8 102,75 28,14
Provincia di Roma 641 40,87 -- -- --

NOTA (*):

Vero che in Svizzera abbiamo la più alta densità di distributori, ma è altrettanto vero che da una decina d'anni il loro numero è in costante calo a dimostrazione che si può andare anche in direzione opposta all'aumento.

I dati sulla Qualità della Vita, Potere di acquisto e Indice di Inquinamento sono tratti da NUMBEO 

Nella seguente immagine tratta da NGVA.EU vengono elencati i distributori di metano nel raggio di 10 km dal distributore ENI di via Tor Bella Monaca:

Img tratta da NGVA.EU
Img tratta da NGVA.EU

APPENDICE

Cosa ne pensa l'AI di Google sui possibili risultati di un generico esposto di un gruppo di cittadini su problematiche urbanistiche ignorate dalla P.A.?

La domanda rivolta all'AI di Google:

«Un generico esposto da parte di un gruppo di cittadini in merito a qualsiasi problematica urbanistica, può almeno ottenere, al di là dei risultati attesi, il riconoscimento della Pubblica amministrazione su problematiche che finge di ignorare?»

 

La risposta di Google AI Overview:

Sì, un esposto da parte di cittadini che segnala problematiche urbanistiche, pur non garantendo il risultato sperato, può ottenere il riconoscimento della Pubblica Amministrazione sull'esistenza del problema, anche se questo viene ignorato ufficialmente. 

Ecco alcuni punti chiave: 

 

Formalizzazione della segnalazione:

L'esposto, in quanto atto formale, obbliga l'amministrazione a prendere in carico la segnalazione e a fornire una risposta.

Trasparenza e tracciabilità:

La presentazione di un esposto permette di creare un documento pubblico che attesta la segnalazione e la risposta dell'amministrazione, garantendo maggiore trasparenza e tracciabilità del problema.

 

Pressione sull'amministrazione:

La pubblicizzazione della segnalazione, anche se non risolutiva, può creare una pressione sull'amministrazione affinché prenda in carico il problema e lo risolva.

Possibilità di ulteriori azioni:

L'esposto può essere il primo passo per intraprendere azioni legali o altre forme di protesta, se la problematica non viene risolta.

 

Riconoscimento dell'esistenza del problema:

Anche se non si ottiene il risultato desiderato, l'esposto può comunque portare al riconoscimento ufficiale dell'esistenza del problema da parte dell'amministrazione, mettendo in luce l'inefficacia del suo operato.

 

In sintesi, pur non garantendo la risoluzione immediata della problematica, un esposto di cittadini può comunque portare al riconoscimento della sua esistenza da parte della Pubblica Amministrazione, creando una base per successive azioni e una maggiore consapevolezza del problema. 

VEDERE ALLA PAGINE:

►DOCUMENTI→DISTRIBUTORI METANO A ROMA

Ultimo aggiornamento 11/06/25